Meditazione Vipassana come insegnata da S. N. Goenka
nella tradizione di Sayagyi U Ba Khin
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Ricordi dai primi corsi - "Continua a provare!"

di Reinette Brown

Reinette e Kirk Brown ora sono gli insegnanti responsabili per Dhamma Dīpa nel Regno Unito.

Fino al momento del mio primo corso nel 1976, non ero mai stata in India, non avevo mai meditato, non avevo mai incontrato nessuno della Birmania e non sapevo nulla del Buddha. È stato come aprire una finestra su un altro mondo, interiore ed esteriore. Il mio primo incontro con Goenkaji è stata la sua voce registrata su nastri a cassette; a quei tempi non c'erano i video. Ho trovato l'intera esperienza affascinante. Oltre ad essere ipnotizzata dagli esotici rumori di fondo e dalla vitalità e carisma di Goenkaji, ero intimorito dalla potenza delle parole che stavo ascoltando. Era tutto così vero. Una corda profonda dentro di me era stata toccata, come se avessi saputo tutto questo da sempre, ma in qualche modo l’avessi dimenticato. Anche se ci sono voluti parecchi corsi prima che iniziassi a capire la tecnica correttamente, questo primo corso ha avuto un profondo impatto su di me.

L'insegnante era un amico intimo di Goenkaji, un monaco buddista birmano chiamato il venerabile Dr. Rewata Dhamma. Dato che avrebbe dovuto venire in Gran Bretagna, Goenkaji gli diede alcuni nastri con i discorsi e le istruzioni e gli chiese di condurre i corsi; in quel momento lui non poteva lasciare l’India. Il Dr. Rewata Dhamma parlava molto poco l’inglese, quasi nulla. Aveva due frasi fatte, che usava come risposta a tutte le domande che gli venivano poste: “Osserva e basta” e “continua a provare.” Nel corso degli anni ho capito che sono le sole risposte di cui si ha bisogno!

Goenkaji col venerabile Dr. Rewata Dhamma
Birmingham, U.K., 2002

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Allora non lo sapevo, ma seduto nella sala in quel primo corso c’era il mio futuro marito e compagno nel Dhamma, anche lui al suo primo corso. Non ci incontrammo che tre anni dopo.

Goenkaji era ed è tuttora un fenomeno. Durante un corso era impegnato con gli studenti per tutto il giorno e fino a sera. Era infaticabile. E faceva tutto questo senza traccia di stanchezza o di stress. Al contrario, mostrava energia illimitata ed entusiasmo, esortandoci ad ottenere il massimo beneficio da ciò che stavamo facendo.

Una mattina un gruppo di noi era in attesa fuori dalla porta per salutarlo al termine di un corso. Egli uscì indossando un completo e con un sorriso raggiante. Uno del gruppo gli gridò “Goenkaji, hai un aspetto magnifico!” Lui rispose con una risatina e un luccichio negli occhi, “Non sono io, è il Dhamma!”

Mi ricordo un episodio in un corso nel 1981. Una grande tenda era stata eretta come sala di meditazione. Era il giorno 5, durante il discorso serale. Goenkaji era in pieno eloquio e io stavo meditando ad occhi chiusi, godendomi il mio discorso preferito. Ero seduta vicino alla prima fila, sul corridoio. Improvvisamente percepii dei passi che si avvicinano da dietro. Uno studente stava avanzando lungo il corridoio verso il sedile del Dhamma, agitando le braccia. Iniziò a urlare a Goenkaji. I manager saltarono in piedi, ma l’uomo insisteva, continuando a rimproverare Goenkaji. Goenkaji con calma e sorridendo indicò all'uomo di sedersi. Ma lui non voleva muoversi; girandosi intorno iniziò a rivolgersi alla gente nella sala, esortandoli a “ribellarsi”. Goenkaji era sempre seduto, sorridente e paziente. Alla fine l'uomo si girò e a grandi passi ritornò indietro lungo il corridoio. Si fermò rivolgendosi alla sua ragazza, che era seduta proprio dietro di me: “Io me ne vado. Tu vieni?” Lei rispose, “No”. Così lui si precipitò, fuori dal corso.

Il mio cuore stava martellando così forte che mi sentivo stordita e dovetti fare uno sforzo per calmarmi. Che cosa fará Goenkaji adesso, mi chiedevo? Bene, lui e Mataji sorrisero benevolmente e lui continuò il discorso. Avvenne che a quel corso un altro meditatore stava registrando i discorsi su un grande registratore a nastro, che era in funzione durante l'incidente. Lui ci raccontò poi che quando andò ad ascoltare la registrazione, si accorse che poteva tagliare il nastro dal punto in cui l'uomo aveva iniziato la sua tirata fino al punto in cui si era fermato. Goenkaji aveva ripreso il suo discorso esattamente dove lo aveva lasciato, e non c'era nessuna pausa percepibile.

La storia non finisce qui. La sede del corso era un'ex casa colonica con i suoi annessi. Io dormivo in un dormitorio improvvisato al primo piano di un granaio, accanto alla fidanzata dell’uomo. Quella notte mentre stavo per addormentarmi, sentii un servitore di Dhamma salire silenziosamente le scale e sussurrare alla ragazza, “Goenkaji vuole sapere — qual è il nome del tuo ragazzo? Vuole mandargli mettā.”

Avete un ricordo da condividere su un corso in cui avete seduto o servito? Per favore, inviatecelo a editor@vnl.dhamma.org. Se è adatto, lo revisioneremo e lo pubblicheremo in una prossima edizione del Notiziario.