Meditazione Vipassana come insegnata da S. N. Goenka
nella tradizione di Sayagyi U Ba Khin
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Sayagyi U Ba Khin: La verità trionfante

Nota: il seguente è un estratto da due articoli scritti di recente da Goenkaji in occasione del Guru Pūrºimā, la festa tradizionale indiana dove si rende omaggio alle proprie guide spirituali. La festa si svolge nel giorno di plenilunio di luglio, coincidente con il giorno in cui si crede che il Buddha abbia messo in moto la ruota del Dhamma dando il suo primo discorso a Sarnath.

Un principio importante di questa tradizione è che non c’è prezzo che può essere fissato per il Dhamma, perché il Dhamma non ha prezzo. Guadagnare denaro insegnando il Dhamma non è etico ed è proibito. Se qualcuno vuole guadagnare denaro, ci sono infinite opportunità negli affari. Ma il Dhamma non è un prodotto commerciale, non è in vendita. Un uomo d’affari fa soldi con il suo lavoro e si arricchisce; ma un insegnante di Dhamma non deve mai arricchirsi mettendo una tariffa sull’insegnamento. Invece, questa tradizione segue rigidamente i dettami del Buddha, Dhammena na vaniṃ care – “Non fare del Dhamma un guadagno.” Chi ignora questa regola, non insegna il Dhamma, ma il suo opposto.

Il mio riverito Maestro, Sayagyi U Ba Khin, visse pienamente gli ideali del Dhamma. Era un dirigente della pubblica amministrazione, dove era prassi comune arricchirsi con pratiche fraudolente. Ma Sayagyi era pieno di Dhamma. Egli lavorò in questo ambiente corrotto e vi emerse senza nessuna macchia sul suo carattere.

Sayagyi si rifiutò di accettare anche un solo centesimo dai suoi studenti, Quando volevamo offrire qualcosa dopo un corso, chiamava il manager del centro insistendo che la donazione andasse al centro e venisse rilasciata una ricevuta. Lo stesso scrupolo applicava nell’accettare dei prestiti.

Sayagyi possedeva una casetta di modeste condizioni. Prima della pensione, voleva ristrutturarla in modo che suo figlio potesse viverci. Il costruttore fissò un costo che io sapevo essere oltre le possibilità di Sayagyi, ma per me era una somma insignificante. Sayagyi non chiedeva mai aiuti in denaro, così io gli offrii quella somma come donazione. Senza esitazione, Sayagyi rifiutò, dicendo che sarebbe stato gravemente scorretto per un insegnante di Dhamma accettare anche una piccola somma da uno studente; le donazioni dovevano essere per il centro, per il Dhamma. “Molto bene, “ dissi, “lasciate che ve li presti. Me li potrete restituire con comodo.” Pur riluttante, accettò, e il lavoro si fece.

Mentre Sayagyi ancora lavorava, prendeva dal suo stipendio i soldi da restituirmi. Quando smise di lavorare, mi doveva ancora una piccola somma, che avrebbe dovuto scalare dalla sua modesta pensione. Ogni volta che gli arrivava l’assegno, mi mandava l’intera somma senza tenere nulla per sé. Per me era molto doloroso accettare quel denaro; dopo tutto, ne aveva molto più bisogno di me. Ma i principi del Dhamma dovevano essere mantenuti, e accettai riluttante la restituzione, anche se voleva dire che Sayagyi sarebbe rimasto senza alcun reddito.

In quel periodo la mia madre adottiva era prossima a morire. Aveva praticato il Dhamma sotto la guida di Sayagyi per sette anni ed egli le era molto affezionato. Come ultimo atto di carità, ella decise di fare delle donazioni a diverse istituzioni caritatevoli e voleva includere Sayagyi stesso tra i beneficiari. Io ero molto contento del suo premuroso gesto, che avrebbe liberato il mio maestro dal debito. Ma quando consegnai il denaro a Sayagyi, egli benedì mia madre e lo diede al suo assistente, dicendo di invitare il giorno successivo i bhikkhu e consegnare loro la donazione come Saṅgha dāna (donazione per i monaci). Cosa potevo fare? Con un peso nel cuore, dovetti continuare ad accettare l’intero ammontare della modesta pensione di Sayagyi finché il debito non fu estinto. Oggi ricordo gli alti ideali di questo grande uomo e mi sento ispirato. Che raro esempio egli diede nel realizzare i principi etici!

Oggi ho 87 anni. Più di un milione di persone ha imparato Vipassana e ne ha tratto beneficio. Quando mi incontrano o mi scrivono, mi esprimono la loro gratitudine con profonda emozione. Ma io, tra me, penso, “Perché sono grati a me? Hanno ricevuto il Dhamma da Sayagyi. Io sono solo un messaggero di Dhamma mandato da lui. Distribuisco solo ciò che ho ricevuto da lui. È grazie alla sua sollecitudine che imparano Vipassana.”

Quando mi accade questo, mi vengono alla mente le parole di una canzone tradizionale indiana, della regione del Harayana:

O Dio! Chi può comprendere il tuo potere meraviglioso?
Tu impoverisci il ricco e ricolmi il povero di ricchezze.

Non so se c’è un dio che può colmare di ricchezze un povero. Ma sicuramente c’è stato un uomo ricco nel Dhamma che ha colmato delle sue ricchezze un pover’uomo come me. Le fortune materiali di sicuro prima o poi si perdono. Ma l’incommensurabile ricchezza del Dhamma non diminuisce, anche se uno la distribuisce durante tutta la sua vita. Anzi, continua a crescere.

È lui che mi ha dato il Dhamma, è lui che lo distribuisce attraverso me. Ricordo ancora una canzone, questa volta dal Rajasthan:

Sono l’olio e lo stoppino che bruciano,
ma il merito viene dato alla lampada.

Quando una fiamma sorge da uno stoppino bagnato d’olio, si fa luce. Ma la gente dice, “Vedi, la lampada brucia e la sua luce si diffonde.” In realtà la lampada è solo un contenitore per l’olio e lo stoppino. Non è lei che brucia e illumina. Così, anch’io semplicemente trasmetto gli insegnamenti di Sayagyi. Il vero Dhamma che è in me mi fu dato da lui, ed è quello che fa luce tutto intorno. Per questo motivo, chi dice che io diffondo la luce dalla saggezza non coglie la verità. Davvero, la luce di Sayagyi – la luce del vero Dhamma che egli mi ha insegnato – s’irradia attraverso di me e si diffonde in lungo e in largo.

Che gli uomini e le donne che hanno imparato Vipassana, e tutti coloro che la impareranno negli anni a venire, provino infinita devozione e gratitudine per Sayagyi.

Nei tempi antichi, l’Imperatore Asoka inviò Sona e Uttara come emissari del Dhamma nel Myanmar. La gente di laggiù alla fine dimenticò il nome di questi messaggeri, ma non hanno mai dimenticato Asoka. Dopo il Buddha, Asoka è il loro re del Dhamma, l’imperatore dei loro cuori, ed è naturale provare gratitudine per lui. Allo stesso modo, i meditatori di Vipassana dovrebbero sempre essere grati al Buddha e al Maestro di Dhamma Sayagyi U Ba Khin, che fece tornare questa benefica meditazione in India, e da lì in tutto il mondo. Se non sanno nulla del Buddha e di questo santo dei tempi moderni, se non li ricordano entrambi, mancano di gratitudine.

È importante far sì che la loro memoria sopravviva per i prossimi 2000 anni e che la gente provi gratitudine per loro. E questa è la ragione per cui è stata costruita la Global Vipassana Pagoda a Mumbai, un monumento di pace e di armonia. Ogni volta che la gente vede questa Pagoda, ricorderà il Buddha e questo santo moderno, Sayagyi U Ba Khin, i quali con grande compassione resero la meditazione Vipassana disponibile per il mondo. Davvero, questo è motivo di gratitudine.

Ricordo pure un verso del poeta Rahim. In vita, era comandante delle armate dell’Imperatore Akbar e accumulò un’immensa fortuna. Era generoso di natura e ogni giorno, dalla terrazza di casa sua, distribuiva monete ai poveri. Ma mentre lo faceva, teneva gli occhi bassi e la testa china. Quando gli chiesero il perché, così rispose:

Il donatore è qualcun altro. Egli dà giorno dopo giorno.
Temendo che la gente mi scambi per lui, io abbasso gli occhi e chino la testa.

Con queste parole, Rahim voleva dire, “La gente, per errore, pensa che sia io il donatore, mentre in effetti è Dio.”

Ogni giorno nuovi meditatori si uniscono ai corsi di Vipassana e sorgono nuovi centri di meditazione. Così continua a diffondersi la luce datami dal mio riverito Maestro. I meditatori provano gratitudine per il dono di Dhamma; ma essa dovrebbe andare a coloro che ci hanno fatto questo dono: il Pienamente Illuminato e il grande Sayagyi U Ba Khin.

Non dimenticatevi di sentire ed esprimere gratitudine per loro. Questo è il mio messaggio di Dhamma in questo giorno propizio di Guru Pūrṇimā.

Che tutti siano felici!

Kalyanmitta S.N. Goenka